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Sira ha 20 anni, lo sguardo fiero e un po’ serioso dietro gli occhiali, il portamento elegante della sua etnia Haalpular è impreziosito dall’intima consapevolezza di essere la prima ragazza del suo villaggio ad andare all’università a Dakar. È al contempo orfana e figlia adottiva di tutte le 500 donne che si sono riunite nel GIE – gruppo di intervento economico- la traduzione locale della forma giuridica della cooperativa, creatasi in questi primi mesi di attivitá del progetto Kaoural, promosso principalmente da Water Rights Foundation e Comune di Scandicci, per la costruzione di 4 pozzi d’acqua necessari per coltivare 10 ettari di terra, nel villaggio senza elettricità e acqua corrente di Walel, a pochi passi dalla Mauritania, dove la tradizionale cooperazione internazionale non é mai giunta. Lo sciamare colorato delle donne con sottobraccio il “cahier” degli appunti, quotidianamente riunite per apprendere i fondamentali del diritto e dell’organizzazione aziendale per prepararsi alla gestione agricola, è il segno più evidente che la possibilità di crescita e di emancipazione di questa area del mondo, passa in via principale per il diritto all’accesso all’acqua e per la capacità delle donne di svincolarsi da una apparente subalternità sociale e prendere in mano la gestione della comunità.
Il diritto alla acqua si configura come un diritto ambientale universale, che sta unendo giovani, donne di qualsiasi latitudine e condizione; l’acqua dunque, non è più l’elemento costitutivo del mare minaccioso che divide le coscienze, uccide le speranze di chi l’affronta nutrendo divisioni, odi e rancori.
Qui, a pochi passi da Dakar, vi sono le sponde dell’isola di Gorée, patrimonio dell’Unesco e del dolore umano, dove la storia dell’emigrazione forzata cominciò nel 1536: da lì 20 milioni di schiavi son partiti per il “voyage sans retour”, altri 6 si sono fermati sulle rive, finiti dalle torture e dalle epidemie. Oggi battere i pozzi per arginare la migrazione che in Senegal evita la capitale e si dirige, sotto la direzione dei moderni mercanti, direttamente verso l’oceano, significa riaccendere quella speranza di cambiamento, che con la rapiditá e la precisione di una freccia, salta di bocca in bocca, di nazione in nazione, coinvolge i ragazzi che reclamano un comune futuro ambientale per il pianeta. Si può quindi partire dalle comunitá locali come Scandicci e Walel distanti fisicamente oltre 4500 chilometri, per incontrarsi a metá strada, con la misura e la prudenza propria di questo secolo, ammaccato dai postumi della fatale sbornia dell’idea novecentesca della separazione in primo, secondo, terzo mondo, per provare a costruire davvero un altro villaggio universale possibile.
Sandro Fallani
(Sindaco di Scandicci)

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