In Progetti Innovativi

La misurazione dell’impronta idrica (Water Footprint), dei consumi cioè di acqua dolce in ambito produttivo, è condizione essenziale per l’equilibrio tra questione ambientale, uso delle risorse, economie aziendali e consapevolezza del consumatore.

Circolano ormai da tempo e sono di estrema attualità i dati e le previsioni secondo i quali se nel 1900 ogni abitante della Terra aveva a disposizione quasi 8 ettari di terreno, nel 2050 saremo almeno 8 miliardi e ognuno avrà a disposizione soltanto 1,6 ettari. Dovremo quindi aumentare la produzione per sfamare tutti e dovremo farlo usando meno acqua. Per questo dagli inizi degli anni 2000 si è cominciato a discutere con cognizione di causa di misurazione dell’impronta idrica, cioè di indicatori del consumo di acqua dolce da parte di un produttore o di un consumatore. Da allora i numeri della Water Footprint (per 1 chilo di mele 822 litri d’acqua, 1673 per il riso, 5053 per i fagioli…) hanno fatto il giro del mondo e hanno avuto il grande merito di far comprendere quanto sia necessario l’uso responsabile della risorsa idrica.
Lo sviluppo sostenibile, come guida per le scelte di governo e come leva per una nuova economia, è diventato argomento ovunque diffuso. Il progetto Terra&Acqua voluto da Water Right Foundation nasce in questa cornice ideale e materiale; e rappresenta in Italia uno dei primi compiuti e organici tentativi di creare strumenti e procedure per capire e misurare i consumi idrici e arrivare quindi ad un uso migliore dell’acqua. Nato per iniziativa di Wrf, grazie alla collaborazione con Cerafri, azienda partecipata dall’università di Firenze, e al coordinamento operativo-organizzativo di Quàlita/Libò, Terra&Acqua vuole esaltare i comportamenti virtuosi di chi ricerca un sempre più efficace equilibrio a livello anche di micro-bacino idrografico; e incentivare filiere produttive che consumino meno acqua, tutelando territorio e paesaggio.
I risultati della prima fase del progetto, che si è sviluppata per tutto il 2016, sono stati presentati all’inizio del 2017 (http://www.cerafri.it/il-cerafri/news/119-terra-acqua-conferenza-finale) e sintetizzati in una pubblicazione (LINK); hanno avuto una buona eco presso la stampa nazionale e nel web con decine di articoli (LINK). Il lavoro di raccolta dati e di analisi è stata condotto da giovani ricercatori della Scuola di Agraria e della Scuola di Ingegneria dell’Università degli Studi di Firenze e ha coinvolto tre aziende: Fattoria Lavacchio (FI), La Querce (FI), La Poderina Toscana (GR). Obiettivo principale della ricerca è stato rendere la quantità di litri di acqua che servono per produrre un litro di vino o di olio, con risultati in linea con altri studi europei per quanto riguarda il settore vinicolo, inediti invece per la produzione olearia, di cui finora non era mai stata analizzata l’impronta idrica. Ma la Water Footprint non è solo il risultato di un’equazione o di una procedura di calcolo che prende in esami dei dati; è bensì un punto di partenza per promuovere la consapevolezza dell’importanza della risorsa idrica nell’economia locale.
L’intuizione che ha messo in moto il progetto Terra&Acqua dovrebbe proseguire nella direzione di attribuire valore aggiunto a quelle produzioni riconosciute come produzioni virtuose, al fine di coniugare salvaguardia del territorio e valorizzazione delle produzioni tipiche di qualità. Questo vuol dire ad esempio gettare le basi per un ampliamento sistematico delle indagini e delle rilevazioni anche ad altri settori produttivi.
I passi successivi del progetto, che devono essere comunque sistematizzati, si stanno già sviluppando verso: la ricerca di collaborazioni operative con le associazioni di categoria e con i consorzi di produttori; la definizione della partnership con i soggetti che da tempo e con efficacia operano nel settore della tutela dei bacini idrografici, come Anbi Toscana e Urbat; l’intensificazione del confronto con le realtà istituzionali, Regione Toscana innanzitutto.
Con tutti questi attori dovranno anche essere verificate, attraverso la partecipazione ai bandi regionali e europei, tutte le possibilità per il reperimento delle risorse necessarie a un efficace prosieguo del progetto.
Nel frattempo però non dovrebbe essere trascurata la verifica di una diffusione della misurazione della Wfp presso le aziende che vogliano arrivare ad ottenere una certificazione di qualità sull’uso della risorsa idrica. In questo senso sono stati avviati i primi rapporti con Banca Etica e con una società di certificazione ad essa affiliata.
Un’attività di programmazione che dia respiro alle ulteriori fasi progettuali, operative e promozionali del progetto è indispensabile e essenziale condizione per l’attuazione di questo tipo di iniziative, che ha in fine il gran merito di tutelare il delicato equilibrio tra questione ambientale, uso delle risorse, economie aziendali e consapevolezza del consumatore.

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  1. Studio pilota
wrf
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